Sto andando al mare quando, poco distante dal Lago Angitola, dietro uno dei tornanti della Statale 110, mi appare un ragazzo in bici, con un cane nel trasportino. Mi colpisce, non capisco perché, ma so che devo fare inversione il prima possibile per conoscere la storia di quel #SanRocco contemporaneo. Torno indietro e lo raggiungo, e scopro che si chiama SANTO!

Santo è di #Catania, studia filosofia, gestisce un B&B per viaggiatori, e sta percorrendo la Ciclovia dei Parchi della #Calabria con Eva, una dolcissima pitbull staffy di dieci anni. Viaggia su una bici elettrica con un power station incorporata (quando lo dice gli si illuminano gli occhi).

Ha scelto di integrare il viaggio nella vita, e la vita nel viaggio, e cioè darsi la possibilità di perdersi, sbagliare, rallentare, cambiare rotta e ritrovarsi, o no. Insomma, per Santo, se pianifichi troppo rischi di perderti tutto quello che costella il percorso, tipo la vita.

Santo arriva dal mare, è un viaggiatore, animalista, ecologista, è accompagnato da Eva: cioè, è davvero un #SanRocco contemporaneo, ma in bici elettrica!

Santo ed Eva sono in viaggio da circa due mesi e la stanchezza inizia a farsi sentire. Il giorno prima ha avuto anche un’intossicazione alimentare, così gli chiedo se posso aiutarlo, mi chiede la possibilità di fare una doccia e una lavatrice.

Ma la bici non entra nel Pandino, quindi concordiamo che lui prosegue per San Nicola (paese del mio amato prof Vito Teti), dove parcheggerà la bici. Nel frattempo, io vado a farmi due tuffi al mare, poi li raggiungo a San Nicola e insieme andiamo a casa mia, nel paese vicino, per doccia, lavatrice e un paio d’ore di ristoro. Dopo, li riaccompagno a San Nicola, così possono riprendere il viaggio. E così è stato.

Mangiamo insieme e parliamo per ore di ordini monastici, di Santa Rosalia e Sant’Agata e di filosofia cinese (qui ascolto). Nel mentre, i miei vicini-parenti-zii-cugini stanno facendo la salsa di pomodoro.

Quindi è tutto in osmosi: sto stendino con il suo bucato in transumanza da una parte all’altra della casa per sfuggire al fumo della “caddara”. In tutto ciò, Santo ed Eva sono ormai parte del tutto: il primo gira scalzo a torso nudo, fuori e dentro casa; la seconda monitora la caddara della salsa dei vicini-parenti-zii-cugini.

Asciugato il bucato, al profumo di salsa di pomodoro di Calabria, riaccompagno Santo ed Eva a San Nicola.
Sulla strada del ritorno, ripenso a tutto e capisco che non sono tornata indietro per conoscere la storia di Santo, ma per quella che poteva nascere dal nostro possibile scambio.
E che è nata.

E questa è la storia.
Una storia nata ai margini, dietro un tornante di una Statale sgarrupata calabrese, dove accadono cose e appaiono i santi: ieri San Rocco, oggi chissà.
