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Sant’Elena, imperatrice dei paesi abbandonati

Ci sono riti religiosi che, nel tempo, finiscono per assumere significati che vanno oltre la devozione. Diventano occasioni per ritrovarsi, ricostruire una comunità e mantenere vivo il legame con un luogo che non esiste più come paese, ma continua a esistere nella memoria di chi lo ha abitato, di chi ne ha ereditato i ricordi e di chi, ogni anno, torna a cercarli.

A Nicastrello, frazione di Capistrano nel Vibonese, la celebrazione di Sant’Elena è anche questo: un ritorno in un paese spopolato, tra le case in pietra e i resti di un insediamento che un tempo ospitava una comunità, le sue attività quotidiane e i suoi luoghi di incontro.

La festa di Sant’Elena (18 agosto) è soprattutto un modo per ritrovare quel senso di comunità che legava i nostri avi. È un viaggio nel tempo, che qui non si è mai fermato, e lo si intuisce dalle case ridotte ormai in macerie.

Quando gli abitanti se ne vanno da un posto, non scompaiono, continuano a sopravvivere nei racconti, nei gesti ripetuti ogni anno, e nelle celebrazioni e nei riti religiosi collettivi.

E allora Sant’Elena qui diventa l’imperatrice dei paesi spopolati: quelli in cui la vita comunitaria non si è completamente interrotta, ma ha trovato altri tempi e altri modi per continuare.