Nel luglio 2025 sono stata a Vienna. Ero partita con l’idea di trovare una “bomboniera” e mi sono ritrovata davanti a una matrioska: imperiale, artistica, underground, ribelle, visionaria, musicale, magica e anche pedagogica.
Vienna ti insegna la cazzimma, perché sa di essere bella e te lo rinfaccia a ogni angolo.
Vienna è stata per secoli uno dei centri politici dell’Europa, sede della corte degli Asburgo, la dinastia che governò territori sempre più estesi fino alla fine della monarchia austro-ungarica, nel 1918.
Il segno del potere imperiale è ancora evidente nell’architettura della città: dalla Hofburg, residenza degli Asburgo nel centro storico, alla reggia di Schönbrunn, utilizzata come residenza estiva, fino al complesso barocco del Belvedere.
Lo Stephansdom, il Duomo di Santo Stefano, è uno dei simboli di Vienna. La storia della chiesa comincia nel XII secolo, mentre l’edificio di oggi è il risultato di diverse fasi di costruzione e trasformazione, soprattutto in epoca gotica.
La torre meridionale raggiunge circa 136 metri: per secoli è stata uno dei principali riferimenti visivi dello skyline viennese.
Il Duomo si trova nel centro storico, in un’area che concentra edifici religiosi, commerciali e politici stratificati nel tempo. Non è soltanto una chiesa monumentale: è anche una testimonianza della crescita urbana di Vienna durante il Medioevo.
A Vienna ci sono più di 100 musei, un enorme archivio (anche) a cielo aperto di arte e potere.
Dall’Hofburg a Schönbrunn, dal Belvedere ai palazzi delle grandi famiglie nobiliari, le residenze imperiali e aristocratiche raccontano secoli di storia e mecenatismo.
E poi ci sono i musei. Il Kunsthistorisches Museum custodisce collezioni costruite nel corso dei secoli dagli Asburgo: tra le opere più importanti ci sono dodici dipinti di Pieter Bruegel il Vecchio, la più grande raccolta al mondo di opere del pittore fiammingo.
L’Albertina, fondata nel 1776 dal duca Alberto di Sassonia-Teschen, conserva oltre un milione di disegni e stampe. Il Belvedere ospita una collezione di riferimento per Gustav Klimt, compreso Il bacio. Il Leopold Museum è noto per le opere di Egon Schiele, mentre il mumok è dedicato all’arte moderna e contemporanea.
A Vienna c’è Il bacio di Gustav Klimt, dipinto tra il 1907 e il 1908 e completato nel 1909, oggi custodito al Belvedere. È una delle opere più conosciute dell’artista e uno dei simboli della modernità viennese.
A Vienna c’è soprattutto Egon Schiele.
Nato nel 1890 e morto nel 1918, Schiele fu uno dei protagonisti dell’arte di inizio Novecento. Nei suoi disegni e dipinti il corpo umano è spesso rappresentato con linee spezzate, posture innaturali ed esasperate. C’è molta disperazione.
Sotto l’eleganza dorata della Vienna imperiale, c’è Schiele.
Sul Graben, una delle vie centrali di Vienna, c’è la Pestsäule, la Colonna della Peste, eretta per commemorare la fine dell’epidemia che colpì la città nel 1679.
Il monumento è sfacciatamente Barocco: una composizione teatrale, fatta di figure allegoriche, angeli, nuvole e dettagli dorati. La colonna fu realizzata nel corso di diversi anni e inaugurata nel 1693.
La peste del 1679 fu uno degli eventi più traumatici della storia della città. La colonna trasformò la memoria della catastrofe in un monumento pubblico, legando la fine dell’epidemia alla devozione religiosa e al potere imperiale.
Sul Donaukanal, il tratto del Danubio che attraversa Vienna, la città delle facciate monumentali lascia spazio a graffiti, street art, tag e adesivi.
Vienna qui è pasticciata, viva, scomposta e GIOIOSA.
Il Donaukanal non è soltanto uno spazio per la street art: è anche un luogo di passaggio e di vita quotidiana, utilizzato per camminare, correre, andare in bicicletta e fermarsi lungo l’acqua.
Il Prater è uno dei grandi spazi verdi di Vienna. Fu aperto al pubblico nel 1766 per volontà dell’imperatore Giuseppe II: fino ad allora era stato una riserva di caccia imperiale.
Nel 1897 arrivò la Riesenrad, la ruota panoramica diventata uno dei simboli della città. L’area del Prater si era già trasformata in uno spazio per il tempo libero e il divertimento, con attrazioni, locali e attività popolari.
Il Prater ospitò anche l’Esposizione universale del 1873, un evento che contribuì a consolidare il ruolo internazionale di Vienna nell’Ottocento.
C’è un grande PRATER verde dove nascono speranze ecc ecc
Al Prater c’è Kugelmugel, una casa sferica realizzata dall’artista Edwin Lipburger nel 1971. Negli anni successivi Lipburger la dichiarò una repubblica indipendente, dando vita alla Repubblica di Kugelmugel.
La vicenda ebbe anche conseguenze legali: l’artista si oppose alle autorità austriache per questioni legate alla costruzione e alla sua registrazione. La casa, trasferita a Vienna, si trova oggi nel Prater, all’indirizzo Antifaschismusplatz 1.
Una specie di Repubblica delle Rose viennese.
Perché Vienna è diventata una delle capitali mondiali della musica classica?
La risposta passa attraverso il mecenatismo aristocratico, la presenza della corte, i teatri e le istituzioni musicali. La città attirò compositori e musicisti, offrendo loro occasioni di lavoro, esecuzione e confronto.
Tra i grandi nomi legati a Vienna:
Mozart visse in città dal 1781 fino alla morte, nel 1791. Qui compose alcune delle opere più importanti della sua carriera.
Beethoven si trasferì a Vienna nel 1792 e vi rimase fino alla morte, nel 1827. Qui sviluppò gran parte della sua attività.
Schubert nacque a Vienna nel 1797 e morì nel 1828. La sua produzione comprende centinaia di Lieder, oltre a musica sinfonica e da camera.
Haydn fu una figura centrale del Classicismo musicale e lavorò a lungo per la famiglia Esterházy, nell’Impero asburgico.
Brahms si stabilì a Vienna nel 1862, facendone il centro della sua attività musicale.
Johann Strauss padre e figlio contribuirono a rendere il valzer viennese un fenomeno internazionale. Il figlio, autore del celebre Sul bel Danubio blu, è noto come il «re del valzer».
Insomma, qui la musica non era soltanto intrattenimento: era anche prestigio, potere e identità culturale. Ma soprattutto gli stessi aristicratici e monarchici erano musicisti e appassionati di musica!
Insomma, non c’è nessun GREAT COMPLOTTO, quella è un’altra storia e riguarda Pordenone!
Le tombe di Beethoven, Schubert, Brahms, e Johann Strauss e Mozart (solo monumento commemorativo) si trovano al Zentralfriedhof, il cimitero centrale della città, nell’area dedicata ai musicisti illustri.
Ore 7:45 del mattino. Sono sola nel cimitero centrale di Vienna.
A un certo punto, dal nulla, spunta un ragazzo che chiamerò Edward Mani di Margherite…
Vienna è una città di palazzi imperiali, ma anche di parchi, giardini e fontanelle pubbliche dove riempire la borraccia gratuitamente.
Vienna è bellissima, ma la vita è cara. Per fortuna ci sono i supermercati BILLA, dove trovi prezzi affrontabili e un botto di insalate, piatti pronti e cose da mangiare che sembrano la tavola calda fai-da-te degli Autogrill.
I mezzi pubblici funzionano benissimo: puntuali, efficienti e capillari. La rete comprende 5 linee della metropolitana, 29 linee del tram e 135 linee di autobus, con circa 2 milioni di passeggeri al giorno. A queste si aggiungono i collegamenti ferroviari suburbani e regionali. Nel fine settimana la metropolitana circola anche di notte.
Il complesso di case popolari Hundertwasserhaus fu realizzato a Vienna tra il 1983 e il 1985, su progetto dell’artista Friedensreich Hundertwasser, in collaborazione con l’architetto Josef Krawina e con la progettazione esecutiva di Peter Pelikan.
Hundertwasser voleva rendere le case popolari vivaci e colorate, rompendo la monotonia dell’edilizia convenzionale e portando la natura, l’irregolarità e la varietà nella vita quotidiana delle persone.
Un’opera edilizia che è anche un atto politico: un manifesto abitabile, gioioso, irregolare e vivo! Qui trovi un reel dedicato https://www.instagram.com/p/DMqTq5PtYa8/
Da Vienna mi sono portata a casa dei calzini con Freud, che mi facevano troppo ridere, e un apribottiglie con Sissi, perché gli apparati istituzionali, governativi e politici, in generale, devono essere al servizio del popolo, non il contrario.
Quindi adesso la principessa Sissi mi stappa le bottiglie di birra.
Cara Vienna, grazie per tutta la cazzimma e per avermi insegnato che quando si è troppo belli non si può rimanere umili.
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